Cantine Giardino

Antonio Di Gruttola


Via Petrarca, 21/B

Ariano Irpino (AV)

Tel.0825872288

info@cantinagiardino.com

 

cantinagiardino.com

 

Il coraggio, l’amicizia, la dedizione, l’autenticità, l’amore per la terra: la storia di Cantina Giardino ha questi punti cardine. Nel panorama frastagliato e spesso contraddittorio della viticoltura e dell’enologia campana non è cosa da poco. Scelta naturale, rispetto per il territorio, valorizzazione dei vitigni autoctoni e - nientedimeno - la pretesa dichiarata di voler fare cultura, cosa che chiunque realizza vini di territorio dovrebbe fare. Antonio Di Gruttola, insegnante ed enologo, non si è mai posto la questione, avendo sempre avuto chiara la funzione pedagogica della viticoltura e la dimensione di bene culturale del vino e della vite. Così nel 2003 è arrivato il progetto enoculturale di Cantina Giardino, che ha coinvolto un gruppo di amici tornati ad Ariano, nel cuore dell’Irpinia, dopo essere stati altrove per ragioni legate allo studio o al lavoro. Da subito l’impegno comune per la salvaguardia dell’autoctono - in questo caso parliamo di aglianico, coda di volpe, fiano e greco - è passato per la sottrazione di vecchie viti al rischio di espianto, a sostegno della biodiversità e dell’agricoltura di zona. Il panorama viticolo campano stava cambiando in seguito  all’abbattimento di molti vigneti o al loro reimpianto; la tradizionale raggiera avellinese cominciava a essere rimpiazzata da impianti a spalliera.Era il momento della industriale, massiva e modaiola. Cantina Giardino ha deciso di rivolgersi a una serie di conferitori, tutti artigiani e contadini in possesso di vecchie vigne. La pratica sostenibile in vigna, va da sé, è garantita; in cantina, solo vinificazioni tradizionali (legno, ma anche terracotta) con lunghe macerazioni. Una filosofia e una pratica che danno vita a vini senza aggiunte, provenienti da uve sane, cresciute senza l’ausilio di prodotti di sintesi nel vigneto, prelevate esclusivamente in vigneti molto vecchi, dai 70 anni in poi per i rossi, e dai 40 anni per i bianchi. In una vigna vecchia ogni pianta è un individuo a sè con il proprio corredo genetico la memoria del tempo, la saggezza e che ha in qualche modo un’anima. Radici tortuose che grazie alla loro lunghezza hanno attraversato tutti gli strati di un terreno fino a toccare la roccia madre da cui hanno potuto prendere la mineralità poi riscontrata nei vini, a volte anche spigolosi ma sempre bevibili e digeribili.

 

e un'altra storia...

 

Un “vin du garage” non è nato per forza in un autorimessa. Ma a Cantina Giardino hanno cominciato così. Siamo in Irpinia - provincia di Avellino-, un territorio dove la natura incontaminata si è alternata all’abusivismo edilizio; “gli ingegneri del cemento hanno finito il lavoro del terremoto”, racconta Daniela De Gruttola, tra i soci di “Cantina Giardino”, qui l’inverno fa un freddo da lupi e sono fra gli ultimi in Italia a vendemmiare e proprio qui c’è qualcosa di unico in Italia, la più alta presenza di vigne storiche, cioè di vigne con più 50 anni d’età. “Noi ci siamo incontrati nella seconda metà degli anni ‘90 - spiega Daniela -, un gruppo di amici di ritorno ad Ariano Irpino. Ci riunivamo nel garage del professor Giardino per fare il vino insieme. Ridendo e scherzando si producevano 2.000 bottiglie...”. In quegli anni il panorama viticolo irpino cambiava, le “direttrici di espianto” spingevano molti viticoltori a sostituire i vecchi vigneti con impianti moderni e sempre più vigne a spalliera rimpiaz- zavano le tradizionali raggiere avellinesi, dette anche “a starseto”. “Antonio di Gruttola - continua Daniela - l’unico del gruppo che già lavorava nel mondo del vino era dispiaciuto per le scelte sugli espianti dei vecchi vigneti. Cantina Giardino, così chiamata in onore del professore nasce quindi per salvaguardare le vecchie vigne. “Nel 2010 finalmente abbiamo acquistato i primi ettari di vigne del 1930 ed attualmente lavoriamo su cinque ettari di proprietà, due in fitto e per altri due ettari acquistiamo le uve da gli stessi viticoltori con cui collaboriamo”. Ogni vecchia pianta è diversa dall’altra, non esistono cloni. Ogni pianta è un individuo a sé, come le persone. Sono viti a piede americano ma tra le tante qualcuna è sopravvissuta - forse protetta da una vena di sabbia - alla fillossera degli anni 30. Lavorare con vigne storiche gestite senza l’utilizzo di prodotti sistemici è di fondamentale importanza per quelli di Cantina Giardino. La linfa che nutre quei grappoli, in quelle tortuose radici, attraversa infatti ogni strato del suolo donando al vino caratteristiche di mineralità e di complessità che una vigna giovane non potrebbe mai dare. Spiega Daniela: “Oggi, con cognizione di causa - provando e sbaglian- do - possiamo sostenere che è la natura a decidere come sarà il raccolto dell’annata, e che a prescindere dalle tecniche, se non è annata non lo è per nessuno! Per cui se puoi produrre dell’uva che non contiene pesticidi e avere un vino pulito non ha senso che tu lavori in un modo differente. Noi lasciamo inerbito, perché sappiamo che le radici non arriveranno mai a fare concorrenza a quelle della vigna, né raggiungeranno mai l’altezza dei grappoli, visto che alcuni alberi arrivano a 1 metro e 70. Anche in cantina il rispetto è assoluto. Abbiamo scoperto empiricamente che nelle annate più vecchie le minime quantità di solforosa che aggiungevamo erano esaurite... Ai nostri vini evidentemente non serviva”. Nelle 30 mila bottiglie annue di Cantina Giardino tra aglianico d’Irpinia, fiano, greco, coda di volpe bianca e rossa, solfiti aggiunti non ce ne sono, le fermentazioni sono spontanee, non vengono filtrati, né chiarificati, sono macerati, lavorati in legno locale da uno degli ultimi bottai rimasti in Campania (castagno, ciliegio, acacia, rovere italiano) o in anfore di terracotta. Sono vini da bere con un approccio emozionale, come “catalizzatori di convivialità”. “Perché è l’amore e l’odio per questa terra - bella e abbandonata, conclude Daniela - che ci fa andare avanti nel progetto: queste vigne imponenti, tra gli alberi da frutto spontanei, sono una cosa che abbiamo solo noi e non vogliamo che venga estirpata”.

 

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