Cascina Tavijn

Nadia Verrua & Famiglia


Fraz. Montarovere 10

Scurzolengo (AT)

Tel.0141203187

cascinatavijn@gmail.com

 

 

La famiglia Verrua dal Monferrato parla in prima persona plurale con la sua visione etica, critica e partecipativa della viticoltura. Cascina Tavijn, nata nel 1908, è oggi guidata da Ottavio Verrua con la moglie Maria Teresa e le figlie. Nadia rappresenta la quarta generazione di vignaioli e parla di suo papà come un tralcio racconterebbe il fusto: “Mio padre è entrato nelle vigne quando si arava ancora con i buoi. Ha provato ad utilizzare chimici e diserbanti, ma ha smesso in fretta perché si accorgeva del danno fatto al terreno. Ha scelto di mantenere l’azienda a una dimensione umana in tutto, dalla vigna alla bottiglia, dalla vendemmia alla vendita diretta. Perché l’unica strada per garantire quello che si fa è restare piccoli, rinunciare a certi parametri di produttività”. Cascina Tavijn da tre anni pratica agricoltura biologica: “Non so ancora se facciamo bene o male, la certificazione è solo un pezzo di carta, ma anche un modo di rendere evidente una scelta”. Prosegue con dolce convinzione: “La scelta della terra è bella, dà senso alla vita, ti chiede di lottare per ‘impararla’”. Nadia porta con entusiasmo i suoi vini ai mercati contadini. “Sono occasioni dove chi è piccolo può proporre un’alternativa alle grandi produzioni e incontrare un pubblico curioso che non vuole solo assaggiare ma guardare in faccia i produttori, conoscere la loro storia”.

 

e un'altra storia

 

Le colline a cavallo tra Scurzolengo, Portacomaro e Castagnole Monferrato delineano un paesaggio morbido, dove d’estate i colori si mescolano creando un’atmosfera giocosa e calda contrapponendosi all’inverno che scopre un lato malinconico e restio a mostrarsi. Una contrapposizione che pare anche identificare Nadia Verrua, volto oramai noto nel panorama enoico piemontese, anima di Cascina Tavijn: un approccio quasi timido, con una voce sussurrata, poche parole all’inizio, che lasciano poi il passo all’ironia e a una cordialità che sa di tempi antichi. E soprattutto una forza e una consapevolezza che sfiora la testardaggine, quella di chi combatte ogni giorno per valorizzare il proprio lavoro e la propria terra.

Cascina Tavijn si potrebbe riassumere così: artigiani del vino senza tecnicismi. Questa realtà nasce nel 1908, epoca in cui la vite rappresenta sia una fonte di sostentamento sia una sorta di affrancamento dal lavoro stagionale, dalla necessità di dover emigrare per trovare fortuna. Una produzione inizial- mente legata all’autoconsumo e poi divenuta fonte di reddito, con la vendita delle botti ai mediatori o delle damigiane ai privati. La struttura moderna dell’azienda, anche se parlare di struttura sembra eccessivo visto che ci tro- viamo di fronte a una realtà fortemente familiare, ha origine nel 2000, con l’ingresso di Nadia: prima era solo “affare” di Ottavio, papà di Nadia, e di mamma Maria Teresa, un sergente di ferro con il sorriso sulle labbra. L’arrivo di Nadia costituisce la svolta vera e propria: diminuiscono le damigiane e aumentano le bottiglie. Fin da subito si fa strada l’idea di un approccio non interventista, quello che oggi si definisce “naturale”: si parte dalle vigne, anche per rimediare a un passato fatto di trattamenti, e il processo culmina nel 2010 con la certificazione ICEA. In cantina le cose vanno un po’ più a rilento: per i primi anni Cascina Tavijn collabora con un enologo, facendo vincere un approccio tecnico e mediato. Nel 2005 si decide di abbandonare questo percorso e iniziano le sperimentazioni, le fermentazioni spontanee, la riduzione di solforosa. Un percorso non facile, irto di difficoltà, dove gli errori non sono certamente mancati: non si giunge a una certificazione in cantina, scelta dettata anche dalle dimensioni dell’azienda e dall’impatto burocratico che questo implicherebbe.

L’obiettivo di Cascina Tavijn era quello di fare vini che fossero una pura e semplice espressione del territorio. I vitigni sono di quelli tipici della zona: grignolino, barbera, ruchè e negli ultimi anni sono arrivati anche freisa e un autoctono dimenticato, la slarina. Il risultato, figlio di tutte le sperimentazioni del passato, è rappresentato da vini dotati di grande personalità e forza espres- siva. Vini dispari, verrebbe da dire, dove l’apparente non precisione di alcune bottiglie si trasforma in tratto distintivo, dando voce al timbro del territorio e all’annata che si esprime e che emerge con chiarezza, nella buona e nella cattiva sorte. E attraverso i vini emerge anche il carattere della vignaiola che ne è l’artefice. In particolar modo con la Bandita 2014, una barbera succosa e croccante che fa della beva il tratto distintivo, e il Grignolino 2015, che al momento paga un po’ in gioventù con tannini ancora vibranti e una bocca tesa. Un altro vino che ben rappresenta Nadia è il Vino Rosso (riconducibile all’annata 2015), polposo, con un corredo caleidoscopico di profumi, dotato di una personalità decisa ma allo stesso tempo giocosa. E la voglia di speri- mentare si nota con la Slarina 2014, un vitigno a bacca rossa del Monferrato dimenticato con alcuni tratti che possono ricordare il grignolino e il pela- verga, un vino che gioca sulla semplicità e sull’immediatezza, da consumare leggermente fresco. Un’ultima menzione va al Roset, figlio della freisa, che fa della freschezza e della sapidità contornati da tannini sottili il suo punto di forza. Un plus: le etichette delle bottiglie, calde, scanzonate e giocose che identificano subito Cascina Tavijn. Come l’estate delle colline di Scurzolengo.

 

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