Clerea Vini

Andrea Turio


Loc. Maddalena Chiomonte (TO)

Via Vittorio Emanuele II 30

Tel.0122544719

info@clareavini.it

 

clareavini.it

 

Quando il 27 giugno 2011 le forze dell’ordine occuparono quella che per i No Tav era la “libera Repubblica della Maddalena” per

i ragazzi di questa cooperativa significò un calvario fatto di divieti come quello di accesso alle vigne in periodo di vendemmia e potatura. Vigneti inerpicati su pendenze da vertigine, i terrazzamenti sostenuti dai muretti a secco tipici dell’eroica viticoltura di montagna. Andrea Turio della cooperativa Clarea mi spiega che il culmine dell’abbandono dei vigneti è coinciso con la costruzione dell’autostrada, un’opera devastante dal punto di vista ambientale, e che la storia rischia di ripetersi con la Tav. Qui è in corso da un quindicennio il recupero di diverse varietà autoctone: un patrimonio ampelografico unico, una testimonianza di diversità irripetibile. Ma ancora di più si tratta del ripristino di una cultura, perché, specie a Chiomonte, la vigna ha sempre fatto parte del panorama paesaggistico quanto di quello umano: ogni famiglia aveva il suo pezzetto di vigna, dal quale tirava fuori il suo vino. Lo stesso vessillo del Comune è due tralci con due grappoli d’uva e il motto Jamais sans toi. Fino a un certo punto qui tutti sono nati viticoltori. Poi, il progresso. E c’è davvero qualcosa di ribelle nei vini di Clarea - vitigni unici come Avanà, Bicuet, Baratuciat - che risiede nel loro portamento fiero e nella loro immediatezza.

 

e un'altra storia

 

La Val Clarea è una scoscesa vallata secondaria della Val Susa. La zona - in particolare quella detta della Maddalena - era conosciuta soprattutto per il suo museo archeologico e per essere il principale centro vitivinicolo dellanvalle. In questa terra, specie a Chiomonte, la vigna ha sempre fatto parte del panorama paesaggistico e umano: ogni famiglia aveva il suo pezzetto di vigna. Lo stesso vessillo del Comune erappresenta due tralci con due grappoli d’uva e il motto ‘Jamais sans toi’. Intorno all’anno mille vi erano terreni dalla prevostura di Oulx in regione “Segneur” coltivati con il vitigno avanà. Proprio dove ancora oggi sorgono i vigneti coltivati dalla cooperativa Clarea, in parte inerpicati su pendenze da vertigine, su terrazzamenti sostenuti dai muretti a secco tipici della viticoltura di montagna: sono i più alti del Piemonte, a una quota variabile dai 750 agli 850 metri. Una viticoltura che possiamo definire eroica, e per più di un motivo: è in questo contesto infatti che la storia della cooperativa Clarea e di Andrea Turio s’intrecciano con quella delle cosiddette “grandi opere”, inutili e devastanti dal punto di vista ambientale, come la TAV. Un passo indietro: la cooperativa Clarea è nata nel 1999 con l’obiettivo di valorizzare la viticoltura Valsusina e di non permettere che la tradizione e la coltura profondamente legate al territorio vadano perdute. Clarea coltiva i terreni vitati siti nei comuni di Chiomonte e Giaglione, reimpiantati dalla Comunità Montana Alta Valle Susa negli ultimi anni Novanta per una superficie totale di 7 ettari: un’azione di recupero delle varietà autoctone che costituiscono un patrimonio ampelografico unico, te- stimonianza di diversità irripetibile. La cooperativa ha la cantina sociale alla Maddalena, non lontana dal sito archeologico omonimo. Il lavoro e l’impegno della cooperativa subiscono una brusca battuta di arresto il 27 giugno 2011: le forze dell’ordine occupano il terreno che per i No Tav era la “libera Repubblica della Maddalena” ma su cui era destinato a nascere il cantiere. Andrea ha più volte raccontato questo trauma: “Siamo rimasti scioccati dall’irruenza, dalla presa di possesso... Nel giro di due ore, per il nostro lavoro è cambiato tutto. Mentre prima i clienti venivano qui e assaggiavano i nostri vini, ci è stata vie- tata la vendita diretta”. Per i giovani di Clarea inizia un calvario. Senza alcun preavviso, i soci si ritrovarono la cantina chiusa e l’area tutt’intorno cinta dal filo-rasoio. La “zona rossa” ingloba infatti buona parte dei terreni lavorati dalla cooperativa: “Subiamo ancora oggi controlli per accedere ai nostri stessi vigneti. Dobbiamo comunicare alla questura i nomi delle persone che vengono a fare la vendemmia”. Ci vuole ostinazione per reagire allla “militarizzazione” del vino. La produzione principale della cooperativa è incentrata sui vitigni autoctoni del territorio e, che meglio si sono adattati alle condizioni climatiche della Valsusa, il vitigno Avanà e Bicuet a bacca rossa e più recentemente il vitigno Baratuciat a bacca bianca. “C’è davvero qualcosa di ribelle nei vini di Clarea - ha scritto Marco Arturi -, vitigni unici come Avanà, Bicuet, Baratuciat, che risiede nel loro portamento fiero e nella loro immediatezza... Parlano un linguaggio sciolto, privo di metafore e iperboli, vanno dritti al dunque; sono concepiti per accompagnare il cibo e assolvono a questo compito in modo esemplare”.

Vini - in sostanza - nati per il consumo familiare ma con una personalità precisa. Una “chicca” è il tradizionale Vino del Ghiaccio, detto San Sebastiano - patrono di Chiomonte -: uve avanà lasciate sui tralci fino al periodo invernale e vendemmiate manualmente la notte o la mattina presto, con temperature ben sotto lo zero. L’imbottigliamento avviene a settembre: ne nasce un rosato di grande freschezza, adatto a fine pasto ma anche come aperitivo.

Nel centro storico di Susa, in via Francesco Rolando 15, c’è il punto vendita aziendale dove è possibile acquistarli e degustarli.

 

Chuck Berry & John Lennon (1972)