Giovanni Canonica

Giovanni Canonica


Via Roma 47

Barolo (CN)

Tel.017356332

info@agriturismoilquartostato.it

 

agriturismoilquartostato.it

 

“Panico, potente e luminoso, lascia intuire la maestosa sacralità della natura”. Era il 2003 quando Gino Veronelli raccontava così ai lettori di Carta il Barolo Paiagallo, prodotto in poco più di duemila bottiglie - e venduto a un prezzo che definire onesto sarebbe eufemistico - da un vignaiolo al tempo sconosciuto anche agli enofili più critici, Giovanni Canonica. Da allora non è cambiato molto: il Paiagallo continua ad essere lo stesso vino paradigmatico e Canonica resta un outsider della Docg più prestigiosa d’Italia, con una storia e un percorso tutti suoi. Un ettaro e mezzo di vigna appena fuori dal centro di Barolo (al quale è andato ad aggiungersi di recente

un piccolo vigneto di nebbiolo a Grinzane Cavour, ai margini della denominazione) e un agriturismo dal nome emblematico - il Quarto Stato - nella via centrale del borgo sono le coordinate del mondo di questo garagiste del Barolo, un uomo dalle idee salde allergico alle convenienze e alle ostentazioni. I suoi vini gli somigliano: sono privi di sovrastruttura perché fedeli a una concezione molto piemontese che vede quasi alla stregua di un dovere etico la ricerca della fruibilità. Da qui, la straordinaria bevibilitàe la piacevolezza precoce di un Barolo pur complesso e prodotto nel segno della tradizione; e la vitalità fresca di una Barbera d’Alba in controtendenza, tutta giocata sull’acidità e concepita per la tavola, come accompagnamento e come alimento. L’attitudine e l’approccio sono quelli naturali, anche se Gianni Canonica non ha mai voluto schierarsi nel plotone: interventi ridotti all’osso in cantina come tra i filari, parsimonia assoluta nel ricorso alla solforosa, inutile domandare di lieviti selezionati o controllo delle temperature. Così nascono questi vini essenziali e autentici, spogliati a priori del superfluo e capaci di sedurre per quel modo di andare direttamente al sodo nel segno di un’austerità incredibilmente generosa: ed è nella centralità dei margini che li caratterizza che Canonica riesce a rappresentare l’essenza profonda e vera del Piemonte del vino. Chi ha avuto modo di sentire le ultime quattro annate del Paiagallo (2005-2008, ormai impossibili da trovare in commercio) può capire di cosa stiamo parlando: un Barolo figlio di una visione personale che non rinnega storia né tantomeno vitigno e territorio, un vino davvero sovversivo perché capace di rimanere nobile scendendo dal piedistallo, di farsi beffe del proprio blasone con quella versatilità che gli consente di frequentare con la stessa disinvoltura una degustazione riservata agli esperti e la tovaglia

a quadri di un’osteria. La certificazione più inequivocabile arriva da un vignaiolo il cui nome significa qualcosa per i barolisti, Beppe Rinaldi: “Quello di Gianni è il Barolo che vorrei essere capace di fare”. Il resto è un personaggio che spiazza nella sua autenticità, è valore e idea: il primo è quello che lo spinge a mantenere prezzi abbordabili affinché “Bere Barolo sia possibile a tutti” e che lo porta a ricordare al pubblico di una degustazione in pieno timore riverenziale nei confronti del Paiagallo che quello che c’è nel calice “Non è mica acqua: è soltanto vino”; la seconda quella che costringe un importatore americano a scrivergli in piena primavera araba per chiedergli una fornitura, dopo anni di tentativi andati a vuoto a causa di un rifiuto motivato ideologicamente: “Gianni, è caduto anche Mubarak: adesso ce le puoi mandare, un po’ di bottiglie?”.

 

e un'altra storia...

 

Nel 1960 Giovanni, per tutti Gianni, Canonica nacque in casa, prima che le pratiche si trasferissero agli ospedali di Alba e Bra. Famiglia di macellai da quattro generazioni, ma lui frequentò la Scuola Enologica di Alba, perché i genitori avevano uno spicchio di vigna (Paiagallo), a ridosso di Barolo e contrapposta ai Cannubi; due ettari scarsi da cui si ottiene vino domestico e uve da conferire.

Gianni racconta: “Ho cominciato nel 1983, pigiavo l’uva coi piedi senza ag- giungere solforosa, nessuno lo voleva perché aveva fondo, non era pulito, non credevano potesse conservarsi. A me piaceva, volevo farlo così. Per quindici anni ne ho imbottigliato pochissimo e il resto l’ho venduto sfuso, finché sono arrivati dei giapponesi che hanno iniziato a comprarlo tutto. Nel 1998 è nata mia figlia, ho fatto solo magnum tenendole per me, non ho venduto niente. Imbottiglio l’intera produzione dal 2000: 6.000 bottiglie di Barolo e 1.000 di Barbera. Da qualche anno ho poi preso in mano un altro ettaro a Grinzane Cavour, che era di proprietà di mio suocero, così amplio la gamma con il Langhe Nebbiolo e un altro Barolo di quella zona”. Canonica resta un outsider della DOCG più prestigiosa d’Italia, con una storia e un percorso tutti suoi: uomo dalle idee salde, allergico alle convenienze ed alle ostentazioni. Una sorta di garagiste del Barolo, al fine di ottenere vini fedeli a una concezione molto piemontese, che vede quasi alla stregua di un dovere etico la ricerca della fruibilità. Da qui, la straordinaria bevibilità e la piacevolezza precoce di un Barolo pur complesso e prodotto nel segno della tradizione; la vitalità fresca di una Barbera d’Alba in controtendenza, tutta giocata sull’acidità e concepita per la tavola, come accompagnamento e come alimento. È molto probabile che dal 2017 Gianni sarà costretto a non produrre più il suo vino quotidiano, poiché il mal dell’esca ogni anno sta decimando le vigne. Sarà un peccato non godere più di un vino così schietto; vedremo se poi in futuro ci sarà un ripensamento.

L’attitudine e l’approccio sono quelli naturali, anche se Gianni Canonica non ha mai voluto schierarsi ed essere etichettato: interventi ridotti all’osso in cantina come tra i filari, parsimonia assoluta nel ricorso alla solforosa, pleonastico domandare di lieviti selezionati o controllo delle temperature. Sostiene che a contare è l’impronta ambientale nel suo complesso e lui è un tradizionalista nel senso più stretto del termine. È anche un uomo con spirito di ragazzo, solare e diretto senza mai cedere all’aggressività. Ascolta guardando l’interlocutore con occhi vivi, buoni; il gesticolare ampio nelle risposte tradisce la generosità d’animo che fa da propellente al pensare. Cominciando a far vino Gianni ha imparato a vivere in maniera più sempli- ce, ad accettare le cose in campagna. Oggi si reputa fortunato a esser nato proprio in queste terre e non si fregia di meriti: infatti, fosse nato anche solo 20 chilometri più in là non avrebbe potuto vivere con poca vigna e poche bottiglie. E poi, orgoglioso e felice dice: “Posso bere Barolo quando voglio, anche se poi la mia passione è la Barbera, vino per la famiglia, che amo bere con qualsiasi cosa. Il vino che faccio mi somiglia, perché viene come viene”. Gianni è un devoto artigiano del vino, che coltiva le sue vigne con venerazione da asceta. Uno dei suoi fari ispiratori tra i barolisti da sempre è stato ed è Beppe Rinaldi. Gianni ricorda: “Una volta gli portai un mio Barolo che vendevo sfuso, lo assaggiò e disse: ‘questo è un barolaccio!’. Aveva ragione, ma era un complimento: era acido, tannico, forse sgraziato. Gli aveva ricordato i vini di una volta tanto scorbutici in gioventù. Oggi il Paiagallo non è un barolaccio, ma dubito che i Barolo attuali - il mio incluso - tra 30 anni saranno belli come i Barolo che hanno adesso 30 anni”.

Il sito internet e l’indirizzo mail identificano poi il riferimento per soggior- nare presso l’agriturismo di famiglia, che con il suo emblematico nome che rimanda a Pellizza da Volpedo (Il Quarto Stato, via Roma 47, 333 9364794) sottolinea come l’aspetto proletario, aperto ed accessibile a tutti, sia un marchio indelebile che i coniugi Canonica hanno nel loro DNA.

 

Goran Bregovic  Bella Ciao (LIVE) Paris 2013