Ezio Cerruti

Ezio Cerruti


Castiglione Tinella (CN)

Strada Comunale Balbi 8

Tel.0141855240

e.cerruti@inwind.it

 

Non va in vigna senza aver con sè il moleskine, Ezio Cerruti. È un contadino volontario, nato agricoltore poi cresciuto a livello intellettuale per tornare alla terra con una consapevolezza ancora maggiore di sé e della propria storia.

Il suo Sol - Passito di Moscato, dolce ma mai stucchevole - è un affronto alla serialità e all’omologazione, con le sue rese bassissime. Soprattutto è un paradosso per un’azienda

che si trova nel cuore della zona del Moscato d’Asti. Il nucleo originario risale agli inizi del ‘900 quando la famiglia coltivava e produceva moscato. Ezio è titolare dell’azienda dal 1982. Da ragazzo Ezio vedeva i contadini della sua zona fare il vino in un modo distante dal suo ideale. Abbandonò il mondo contadino per l’Università, ma altre persone gli mostrarono un universo diverso. Ora vive tra le sue vigne, sul confine tra le Langhe e il Monferrato, a circa 400 metri, con pendenze piuttosto rilevanti.

I vigneti sono coltivati senza l’utilizzo di erbicidi o prodotti sistemici, ma senza cercare certificazioni. Ezio ha scelto il suo modo di intendere il Moscato e il suo grande passito. Un vino realizzato da un uomo di Langa appassionato di letteratura che non esita a definirsi pavesiano. La sua fuga è il vino.

Un vignaiolo che - non è un caso - se andate a chiedergli quanto ne vende, vi risponde serio: “Tutto quello che non riesco a bere”.

 

e un'altra storia...

 

Sul confine tra Langhe e Monferrato, zona per antonomasia deputata alla coltivazione del Moscato Bianco, si trova la piccola azienda di Ezio Cerruti. Un angolo di Langa un po’ misconosciuto, dove quest’uomo dai modi gentili e dalla grande curiosità produce un vino di quelli che lasciano il segno. Ezio e il suo Sol, unico vino prodotto da sole uve Moscato tutte di proprietà, sono un tutt’uno tra paesaggio, territorio e suggestioni pavesiane. La fortuna di avere terreni vocatissimi, marna bianca argillosa ricca di calcio e la filosofia non interventista che contraddistingue il lavoro di questo vignaiolo, sono il connubio perfetto per l’ottenimento di un prodotto unico. Vigneti ripidissimi ad Est (per preservare freschezza), taglio del tralcio, appassimento in pianta, vendemmia a fine novembre, pressatura soffice, raccolta del poco mosto, niente solforosa, fermentazione spontanea in barriques esauste; controlli periodici e travasi quando tutto si ferma (3 o 4 anni). Poi riunisce la massa, aggiunge pochissimo bisolfito, imbottiglia e spesso attacca a mano le etichette. Artigianalità che si ritrova, se andandolo a trovare vi farà assaggiare, anche il bianco macerato (blend di riesling, semillon e chardonnay) che fa per suo uso e consumo, quindi non in vendita. Dalle mani di questo sognatore nasce un vino anomalo e profondo, ner- voso e generoso come il suo autore, sfaccettato e sensibile, ricco ma non opulento, dannatamente bevibile. Ezio è un contadino volontario, nato agricoltore poi cresciuto a livello intellettuale per tornare alla terra con una consapevolezza ancora maggiore di sé e della propria storia. Ecco perché il suo Sol riesce a risultare dolce senza essere stucchevole, complesso senza essere complicato. Vino anomalo e sovversivo fin dalla concezione; stupi- sce per alcune caratteristiche peculiari, ma soprattutto per quella linearità stilistica, che rappresenta il filo conduttore delle diverse annate. Un passito capace di rompere gli schemi, distante dagli esercizi di concentrazione che contraddistinguono buona parte dei prodotti appartenenti alla categoria e forte di una complessità aromatica che deriva dalla pratica dell’appassimento in vigna, vale a dire dall’esposizione prolungata dei grappoli all’umoralità e all’imprevedibilità dell’autunno. In certe annate si potrà trovare anche la versione Botritys, quando chiaramente la natura lo consente.

Ezio è titolare dell’azienda dal 1982. Aveva abbandonato il mondo contadino per l’Università, ma fu convinto a ritornare in campagna da amici, che gli mostrarono un modo di produrre diverso da quello che conosceva. Il nucleo originario aziendale risale agli inizi del ‘900 quando la famiglia coltivava e produceva Moscato. Dopo un’esperienza cooperativa che, partita con entusiasmo a metà degli anni 90, ha finito per arenarsi a contatto con le difficoltà del contingente, Ezio ha scelto di percorrere una strada tutta sua: quella della realizzazione di un Passito di Moscato capace di raccontare la terra della quale è espressione con delicatezza e senza ostentazioni, ma anche senza trucchi. È nato così una sorta di vin de garage capace di riscuotere il consenso unanime degli appassionati pur rifuggendo mode e compromessi. Non aspettatevi così l’ennesimo produttore arruolato nelle schiere dei naturali duri e puri, biologici o biodinamici con tanto di patentino: Ezio ha scelto di non richiedere certificazioni di alcun genere, preferendo che fossero le sue vigne a dire tutto riguardo ad una conduzione caratterizzata da inerbimento e rifiuto dei trattamenti sistemici. Il rispetto per la terra, intesa come luogo di sostentamento, ma anche di crescita umana e culturale, qui è totale. Si può tranquillamente dire che Ezio ha inventato una tradizione. Ama citare una frase di Claudio Magris, così non ci sarebbe da stupirsi se si troverà scritto su un muro della sua cantina: “...in questa accademia non si insegna niente, ma si imparano la socievolezza e il disincanto. Si può chiacchierare, raccontare, ma non è possibile predicare, tenere comizi, far lezione”.

 

The Clash - Should I Stay or Should I Go