Badalucco Dos Tierras

Pierpaolo Badalucco e Beatriz de la Iglesia Garcia


Contrada Badalucco

Petrosino (TP)

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Dos Tierras, Due Terre. La Sicilia e la Spagna, vicine per storia, per lingua e per costumi.

Gli spagnoli vennero in Sicilia e ne furono sedotti. Come tutti gli altri, del resto. Vi abitarono a lungo, contaminandoci e contaminandosi: profonde e durevoli le tracce del loro passaggio negli assetti urbanistici delle città, nei monumenti, nei palazzi e nelle chiese, nei lasciti spirituali e filosofici, nella letteratura e nel teatro, così come nella lingua, nella cucina, negli stili di vita che permeano, vivi e vegeti dopo molti secoli, la Sicilia di oggi.

Ma soprattutto, gli spagnoli ebbero il merito di riportare le vigne alla terra, e il vino ai siciliani. Le vigne, estese ed operose al tempo dei Greci e dei Romani, prima che gli arabi le scomunicassero per secoli.

A questa lunga storia mi ha fatto pensare Pierpaolo Badalucco quando rac- conta dei regali che la moglie, andalusa di nascita, gli porta dalla Spagna ogni volta che ritorna a casa, in Sicilia: e sono barbatelle, vino e attrezzi per la vigna e per la cantina.

Pierpaolo, che si è innamorato di Beatriz dagli occhi azzurri a Madrid subito dopo la laurea, e tanto ha fatto e tanto ha brigato che alla fine se l’è portata a Petrosino, armato di passione e con un sogno in tasca: piantare vigneti spagnoli in Sicilia, e vedere se la Storia aveva un senso.

In Sicilia ci sono già un uliveto e quattro ettari piantati a grillo e nero d’Avola, che appartengono da generazioni alla famiglia Badalucco.

Ristrutturare i vigneti, dunque, è solo il primo passo. Il secondo è creare, o meglio, ritrovare quell’identità siculo-spagnola che appartiene ad un passato non ancora dimenticato e renderla contemporanea attraverso il matrimonio della terra di Sicilia con il tempranillo, vitigno dal carattere un po’ ruvido e decisamente agricolo.

Pierpaolo e Beatriz iniziano un lungo periodo di sperimentazione, anni spesi a comprendere l’adattamento del tempranillo ad un clima più caldo e secco di quello della Rioja, anni di micro-vinificazioni ed esperimenti, anni di assemblaggi e degustazioni. Infine, la prima vera annata del Dos Tierras vede la luce nel 2007.

Dos Tierras, blend al 50% di nero d’Avola e tempranillo, rappresenta quindi la sintesi di quell’identità comune che Pierpaolo e Beatriz condividono, nel lavoro come nella vita. Le uve, raccolte a mano e al giusto punto di maturazione per ciascuna varietà (il tempranillo è molto più precoce del nero d’Avola, quindi va vendemmiato prima), vengono lasciate fermentare senza inoculo di lieviti selezionati. I due vini vengono lavorati separatamente e affinati in botti e barriques per un periodo di 18 mesi prima dell’assemblaggio.

Il risultato è un vino estremamente originale e interessante, che sposa il carattere fruttato e morbido del nero d’Avola alla pungente speziatura del coinquilino spagnolo. Nel Temprano, fratello “minore” del Dos Tierras, la percentuale di tempranillo si riduce al 20%. È un vino più fresco e beverino, che invecchia in legno per un tempo inferiore, dai 6 ai 12 mesi.

Infine, il Grillo Verde, altro blend aziendale nato dall’unione fra il grillo, varietà storica del marsalese proveniente da vecchi vigneti aziendali, e il verdejo, ultima introduzione di Beatriz in terra di Sicilia. Le uve, raccolte durante il mese di settembre in momenti differenti per ricercare la complessità legata al differente grado di maturazione delle diverse partite, vengono pigiate con i piedi e fermentano per circa una settimana con le bucce. Anche per il Grillo Verde è previsto l’affinamento in botti e barriques prima di essere imbottigliato.

 

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